C'è un gesto che va oltre la toponomastica, un atto che restituisce a una città un frammento della sua anima. A Conversano, quel gesto ha un nome e una storia: intitolare la storica piazzetta dei “quattro leoni” a Giulio Gigante. Non è una semplice delibera comunale, ma un tributo profondo, un riconoscimento tardivo ma sentito a una figura che, con la sua discrezione e la sua forza, ha incarnato per decenni il volto più autentico del civismo, della cultura e dell’inclusione sociale. Giulio Gigante non è stato soltanto un avvocato, un politico, o il fondatore di associazioni. È stato un uomo che ha saputo vivere con grazia, con profondità, con quella gentilezza che non cerca riflettori ma lascia un segno duraturo, una traccia indelebile nel cuore della sua comunità.
Nato nel 1936 e scomparso nel 2017, Giulio Gigante ha attraversato il Novecento con la forza tranquilla dei giusti. La sua vita, infatti, è stata un esempio di coerenza e di dedizione. A soli 26 anni fu segretario della Democrazia Cristiana, poi consigliere comunale e capogruppo. Nel 1970, quando fu indicato come possibile sindaco, ma il partito scelse un altro nome, non ci fu rancore, né ritirata. Gigante trasformò quella delusione in energia costruttiva, un atto di maturità e di visione politica che dimostra come la sua ambizione non fosse il potere, ma la possibilità di servire. La sua visione politica era quella di un cattolico democratico e liberale, capace di coniugare fede e laicità, diritto e gentilezza, istituzioni e comunità. Per lui la politica non era ambizione, era cura. Era costruire ponti, non scalare troni. Era ascolto, non imposizione. Era servizio, non potere.
La sua missione si concretizzò in modo straordinario nel 1983, quando fondò l’associazione “Con Loro”, ancora oggi attiva e vibrante. Questa associazione rappresenta uno dei suoi lasciti più tangibili, un luogo dove la disabilità non è un ostacolo ma una risorsa, dove le differenze non dividono ma arricchiscono, dove il fragile è accolto e valorizzato. "Con Loro" è il suo sogno che cammina, il suo pensiero che respira, il suo cuore che pulsa ancora. L’associazione è diventata negli anni un vero e proprio laboratorio di umanità, un punto di riferimento per famiglie, educatori, volontari e cittadini. In essa si riflette la sua visione relazionale: ogni persona è un mondo da scoprire, ogni incontro è un’opportunità di crescita, ogni fragilità è una possibilità di bellezza.
Giulio Gigante era convinto che la cultura non fosse una decorazione, ma uno strumento di liberazione e di connessione. Non era sapere fine a sé stesso, ma relazione. Non era un privilegio per pochi, ma una responsabilità per tutti. Collaborò con figure di spicco, come il poeta armeno Hrand Nazariantz, con cui mantenne un epistolario ricco di spunti e di sensibilità, e il vescovo Cosmo Ruppi, condividendo con lui ideali e progetti per la comunità. Fu tra i promotori della Pro Loco di Conversano, del Circolo dell’Università Popolare, del Centro Ricerche, mettendo le sue energie al servizio di iniziative che avevano come unico scopo la crescita collettiva e la valorizzazione del territorio.
Conversano lo ha sempre considerato “figlio e padre”, e non è una metafora, ma la verità profonda di chi ha saputo mettere in sicurezza le relazioni umane, di chi ha vissuto con rispetto, con ascolto, con quella gentilezza che oggi sembra rivoluzionaria. La sua figura ha attraversato generazioni, ha ispirato giovani e anziani, ha costruito ponti tra mondi che spesso non si parlano. Il suo stile era sobrio, ma mai freddo. Era rigoroso, ma mai distante. Era profondo, ma sempre accessibile, capace di instaurare un dialogo sincero e autentico con chiunque incontrasse.
I documenti raccolti nel progetto “L’utopia di Giulio Gigante” sul sito
Scaffaleweb.it raccontano il suo pensiero, i suoi scritti, le sue visioni. In quelle pagine si legge la coerenza di un uomo che ha saputo coniugare idealismo e concretezza, sogno e azione, parola e gesto. Il suo impegno per l'inclusione non si è mai fermato: nel 2023, il torneo nazionale di tennis in carrozzina è stato a lui intitolato, un gesto che unisce sport, inclusione e memoria. Esattamente ciò che ha sempre cercato di fare. Anche lo sport, per Gigante, era un linguaggio di relazione, un’occasione di incontro, un modo per abbattere barriere.
La piazzetta dei “quattro leoni”, ora dedicata a lui, non è più solo un luogo urbano. È diventata un luogo del cuore. Un invito a fermarsi, a pensare, a ricordare. A continuare. È uno spazio che parla, che racconta, che insegna. Ogni pietra, ogni angolo, ogni passo lì dentro è un frammento di storia, un pezzo di memoria, una scintilla di futuro. La delibera comunale che ha ufficializzato l’intitolazione della piazza è il risultato di istanze pervenute al protocollo dell’Ente, che ha riconosciuto la necessità di valorizzare figure che hanno avuto una funzione sociale. Giulio Gigante è stato una di queste figure, e la sua memoria ora abita uno spazio urbano che diventa racconto, che diventa pedagogia civica, che diventa testimonianza.
Conversano ha fatto un gesto grande. Ora tocca a chi resta renderlo vivo. Possiamo immaginare una targa interattiva, un evento annuale, un percorso urbano dedicato ai grandi della città. Ma soprattutto possiamo vivere come lui ci ha insegnato: con grazia, con rispetto, con quella gentilezza che non fa rumore ma cambia le cose. Le testimonianze raccolte da Demos Conversano nel 2017, alla sua scomparsa, parlano di un uomo di cultura ed esempio di civismo, di un impegno per la disabilità che ha segnato profondamente la città. Conversano ha perso un figlio e un padre, ma ha guadagnato una figura che continua a ispirare, che continua a parlare, che continua a vivere nei gesti di chi crede nella bellezza delle relazioni umane. La sua storia è una chiamata, il suo nome è una promessa, il suo esempio è una direzione. E in questa piazza, tra quei leoni di pietra, ora c’è il battito di un uomo che ha amato la sua città e che, in fondo, non l’ha mai lasciata.