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Quando il 24 marzo del 1725, 300 anni fa, un comitato di cittadini fa-centi parte della Confraternita dell’Addolorata si presentò al Capitolo della Matrice per richiedere l’uso della Chiesa della Maddalena, l’arci-prete don Giuseppe Zuccarino non ostacolò la petizione, anzi lodò l’ini-ziativa perché la città di Mola si dimostrava sensibile alle analoghe atten-zioni dimostrate a Bari e nella provincia nella diffusione del culto della Madonna Addolorata. In origine il culto alla Madonna dei Sette Dolori nacque a Firenze, nel lontano 1233, in seguito all’apparizione della Madonna a un gruppo di nobili che pregavano per far cessare le lotte fratricide nella città toscana. Il culto si estese poi in Italia e in Europa grazie ai Servi di Maria, ordine fondato dal frate Francesco Maria Spinola. Nell’Italia Meridionale dominata dagli Spagnoli, il culto dell’Addolo-rata ebbe uno sviluppo importante nel XVII secolo, promosso dagli im-peratori Carlo V e Filippo II che diedero a questa manifestazione una ma-gnificenza rituale (vedi la processione della Macarena a Siviglia) per ar-ginare la diffusione della Riforma Protestante. Nel 1750, Filippo V di Spa-gna, Re di Napoli e di Sicilia, stabilì per tutto il Regno e quindi anche per il Meridione italiano, la data della festa dell’Addolorata al 15 settembre. Nello stesso tempo si diffuse la moda del “colore nero principesco” nei vestiti dei simulacri religiosi e degli adepti alle confraternite: per tutte le statue dell’Addolorata il nero intenso divenne d’obbligo. Nel meridione d’Italia non ci fu non solo culto liturgico, ma l’Addolo-rata entrò nel sociale anche attraverso la diffusione delle confraternite a Lei titolate. In genere le confraternite dell’Addolorata, fondate dal ceto nobiliare e da galantuomini, erano a numero chiuso: avevano tra gli altri scopi non solo quello di solennizzare l’Addolorata con processioni e re-cita della coronella, ma anche quello di assistere gli ammalati, di dare sepoltura agli adepti e di provvedere attraverso il monte dei maritaggi al matrimonio di ragazze povere. E questo avvenne anche a Mola, città governata dal feudatario Vaaz, legato alla monarchia spagnola: per la prima volta nella Chiesa della Maddalena, grancia del Capitolo, per l’impegno della Confraternita isti-tuita nel 1724 e per la disponibilità dell’arciprete Giuseppe Zuccarino nel 1725, iniziò la devozione alla Madonna Addolorata, divenuta in seguito Patrona e Protettrice della città. La Confraternita dell’Addolorata definita “Nobile e Venerabile”, per trecento anni ha portato avanti la devozione anche attraverso numerosi interventi di restauro della Chiesa, superando di volta in volta le turbo-lenze storiche dei cambiamenti politici dovuti ai rapporti tra la dinastia borbonica, Murat, lo Stato Italiano e la Chiesa. La Congrega ha affrontato anche diatribe interne nei confronti dei di-rettori spirituali, ma anche annose procedure legali, nei primi anni del Novecento, con la Confraternita del Rosario per i diritti di precedenza nelle processioni. Attualmente conta 30 confratelli ed è impegnata a gestire la Chiesa della Maddalena nelle diverse ricorrenze religiose, a organizzare la no-vena che precede la Festa Patronale e a seguire le pratiche di manuten-zione delle quattro cappelle mortuarie collocate nel Cimitero.
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